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Laura Natura

Tra i finalisti al BTO di Firenze (edizione 2013) per la migliore strategia di social marketing, Marche Holiday sa come fare innamorare i turisti. Scopriamo come con Laura Sabbatini

30 ottobre 2014

Marche Holiday, tour operator specializzato nell’incoming (la sede è nel centro storico di Acqualagna), tratta esclusivamente il mercato extralberghiero, in particolare country house, appartamenti in collina, ville, piccoli hotel di charme o con caratteristiche di ruralità. “L’offerta viene completata con proposte di servizi integrati, che vanno dai più classici (escursioni, visite guidate) a servizi più particolari quali ad esempio la ricerca del tartufo, il viaggio in mongolfiera, il cuoco in villa, il degustatore personale e pacchetti con percorsi specifici come quello sulle erbe selvatiche, o come quelli alla scoperta del Medioevo, dell’alchimia, o delle vedute Rinascimentali…”.

Laura in villaLaura Sabbatini, coordinatore e supervisore delle diverse attività aziendali (oltre ad occuparsi dell’acquisizione di nuove strutture) ci spiega:  “L’obiettivo è di creare attrattività attraverso la comunicazione di un’offerta variegata che possa convogliare turisti non limitatamente al periodo estivo. Seguiamo un target medio/alto con una clientela estera pari al 95% e operiamo prevalentemente nella Regione Marche”.

Cosa significa fare il tour operator oggi, nell’era del web sociale?

Significa cambiare punto di vista rispetto agli approcci di vendita tradizionali; vale a dire: non basta essere flessibili per adattarsi velocemente al mercato, ma occorre capire cosa il mercato vuole e anticiparlo, rispetto al cliente e ai competitors. Significa porre il focus sul prodotto, prima di porlo sul cliente. Significa  infine  diventare noi stessi per primi, operatori dell’accoglienza nel senso più ampio che questo concetto può avere.

Cosa significa fare il tour operator in questo territorio?

E’ una bella sfida! La regione è praticamente sconosciuta ai più. Da quando ho iniziato a fare questo lavoro, quindici anni fa, ne è stata fatta di strada, ma c’è ancora tanto da fare. Questo significa da una parte che il mercato è in crescita e non è saturo, ma dall’altra vuole dire che come tour operator non possiamo limitarci a fare solo commercializzazione, ma siamo “costretti” a fare anche destination managment e promozione, attività sicuramente divertente e interessante, ma che  richiede necessariamente un grande investimento in denaro e risorse umane.

Quali sono le attività/azioni da intraprendere per essere più presenti, più visibili, più competitivi?

Il lavoro riguarda tutta la filiera dalla A alla Z, non ci si può soffermare solo sul prodotto o soltanto sul cliente ma avere una visione d’insieme effettuata su più parti (ossia quello di proprietari, fornitori di servizi, agenzie, clienti). Questo ci permette di portare avanti strategie composite.

Il web sociale cambia la metodologia con la quale il consumatore arriva al prodotto. Quale strategia di web e social media marketing adottate per far emergere il vostro brand e migliorare la vostra attività?

Portiamo avanti diverse azioni. Lo scorso anno alla BTO (buy tourism online) di Firenze, siamo risultati fra i primi quattro finalisti in Italia per la migliore strategia di social marketing fra le aziende che rappresentavano aggregazioni di strutture. E’ stata una bella soddisfazione per una azienda come la nostra che in realtà si occupa di una nicchia all’interno del vasto panorama del turismo. Ovviamente utilizziamo social media, blog e la maggior parte dei canali informatici esistenti, ma cercando di avere un interazione con il cliente finale, che può essere non solo virtuale, ma anche e sicuramente esperienziale e di allacciamento di relazioni interpersonali vere. Alla fine il nostro cliente o potenziale cliente è il nostro primo consulente di marketing e pubblicitario, anche per questo ci piace stargli vicino.

Sono presenti in azienda figure professionali competenti di web social manager?

Si, una parte del lavoro dedicato ai social web ed allo sviluppo informatico viene gestita internamente, ma ci avvaliamo anche del supporto di professionisti esterni.

Il Distretto culturale evoluto Urbino e il Montefeltro dovrà rappresentare la base da cui avviare quei processi di valorizzazione dell’identità locale e di sostegno alla produzione culturale in grado di promuovere, da un lato, lo sviluppo del sistema economico dell’area, dall’altro la riqualificazione ed il miglioramento della vivibilità e della qualità della vita di un dato territorio. Quali ostacoli incontrerà secondo lei? E quale sarà l’elemento di maggiore sfida?

Sicuramente la politica, la burocrazia, le troppe leggi a interpretazione soggettiva e la maniera ferraginosa di affrontare le cose in Italia, ma l’elemento di maggiore sfida a mio parere potrebbe essere la resistenza al cambiamento. Gli obiettivi che il distretto si pone prevedono capacità di riplasmare secondo nuovi schemi il concetto di identità locale, partendo dalla coscienza delle proprie capacità e dalla disponibilità alla condivisione per trarre maggiore forza e rapidità di sviluppo. Le Marche sono una regione in cui, il nome stesso, indica un’abitudine secolare a difendere il proprio piccolo feudo, se trasponiamo questo concetto (che credo sia abbastanza radicato nella cultura locale) nel periodo attuale in cui la velocità di adattamento a nuove situazioni può significare la sopravvivenza, ecco che la predisposizione ad essere camaleontici può diventare un fattore determinante.

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