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Romina Pierantoni sul Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro”

3 agosto 2015

Il Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro” continua la sua attività, da presidente dell’Unione dei Comuni Montani dell’Alta Valle del Metauro, che è l’ente capofila, come vede la prosecuzione di questo progetto?

Dopo una prima fase, che dal 2010 è partita e ha creato tutto il processo di costruzione e di coinvolgimento dei molteplici attori coinvolti, dal primo gennaio 2015 siamo entrati nel secondo step, una fase in cui ci proponiamo di dare un contenuto concreto alla definizione stessa del nostro modello di sviluppo. Pertanto se pensiamo a un Distretto non possiamo che immaginare tutte le nostre imprese, sia culturali che non, e tutto quello che è e crea economia nel nostro territorio; se pensiamo alla Cultura non possiamo che codificare il suo contenuto nelle nostre tradizioni, se il tutto lo vogliamo infine Evoluto dobbiamo essere in grado di dotarlo e di calarlo in un contesto innovativo, tecnologicamente avanzato, che possa portarci ad offrire nuove opportunità di sviluppo al territorio e a creare reti sia a livello nazionale che europeo. In quest’ottica abbiamo reso protagonisti tre settori fondamentali delle nostre aree interne: l’agroalimentare, il tessile e le residenze creative. Ci è sembrato opportuno partire da quello che era già stato fatto, che oggi in alcuni casi non esiste più, con la stessa brillantezza, ma per la quale i nostri imprenditori costituiscono un importante valore aggiunto che dobbiamo essere in grado di riscoprire potenziare e tornare a rileggere in maniera vincente con chiavi di lettura più innovative. È il caso del tessile. Scoprire diversi giovani che si stanno impegnando e stanno investendo nella riscoperta della genuinità e nella qualità dei prodotti della nostra terra con sacrificio, convinzione e grande senso di appartenenza ci conduce con ottimismo verso la via giusta da intraprendere. È il caso del settore agroalimentare. Se è vero che alla base del distretto si propone un nuovo modo di conservare, tutelare, valorizzare il nostro patrimonio culturale come possiamo non riuscire a ottimizzare la presenza nel nostro territorio di luoghi di incontro in cui la creatività, l’arte e la cultura trovano la loro linfa? È il caso delle residenze creative.

Nel 2013 il Distretto Culturale Evoluto riportava un’analisi del territorio: “Un territorio spazialmente frammentato e poco denso, montuoso, con una numerosità di piccoli poli (36 comuni), poco coeso. Da qui il lato emerso ci mostra come ci siano possibilità concrete per il territorio del Montefeltro di sviluppare un distretto culturale evoluto, ma solo partendo da una messa in rete del territorio, da una gestione associata dei servizi, dalla definizione condivisa di progetti di area vasta in campo culturale”. È cambiato qualcosa in questi anni? Ha visto come amministratrice un avanzamento in questa direzione?

Sicuramente il Distretto Culturale Evoluto è lo strumento che ha iniziato a mettere in rete concretamente il nostro territorio, dal 1 gennaio 2015 con l’istituzione delle 3 unioni montane che si stanno organizzando per progettare un associazionismo vero, indispensabile ma molto complesso da costruire. Ci stiamo provando, siamo molto ottimisti nella riuscita ma ancora abbiamo bisogno di tempo per proporre e raccogliere i risultati. Che la nostra sia un’economia frammentata è indiscusso vista anche la morfologia dei nostri territori, proprio per questo penso che diventi fondamentale riuscire a potenziare il nostro distretto con un nuovo valore aggiunto, farlo diventare Diffuso. Se è vero che un’attività alberghiera può definirsi tale anche con un’ospitalità offerta non in un’unica struttura ma anche in spazi limitrofi, perché non pensare a un distretto che veda collegate attività culturali ed economiche diffuse nel nostro territorio? L’idea è quella di concepire dei poli settoriali operanti nel nostro territorio, magari, perché no, andando a riempire i capannoni che la crisi economica ha lasciato vuoti. È stata questa la best practice che abbiamo osservato a Barcellona durante il viaggio studio al distretto Barcelona Activa: belle attività, piccole, imprenditoriali, legate a cultura e non solo, tante fucine di innovazioni, idee… diventare giovani e vincenti. È così che vedo e concepisco la potenzialità del nostro distretto e il futuro del nostro territorio. A settembre finalmente partiremo operativamente con il nostro progetto di punta, il progetto Barco, il primo luogo in cui i nostri “giovani” (creativi, artisti, imprenditori) e i nostri talenti verranno messi in sinergia a contatto, sperando in una loro proficua contaminazione… naturalmente nell’accezione positiva del termine.

Quanto è difficile oggi fare industria nei territori del Distretto, e quanto può aiutare il mondo del lavoro far conoscere nuove pratiche, nuovi modelli e nuove idee come si propone di fare il Distretto Culturale Evoluto?

Il nostro territorio manca oggi di spirito imprenditoriale, le buone idee però non mancano, possiamo contare su giovani preparati e all’avanguardia ma dobbiamo lavorare maggiormente sul concetto di far impresa. Solo se riusciremo a far passare per primo il concetto che essere imprenditori di se stessi è il valore aggiunto di cui molti dispongono, riusciremo a far fare al nostro territorio quel passo avanti che ha nelle sue corde e soprattutto nelle sue potenzialità. Se riusciremo a far questo avremmo, come sono certa, nel Montefeltro un grande distretto culturale evoluto diffuso.

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