MENU
DSC_7136_rid

Nuove prospettive per la cultura

22 maggio 2015

Il Teatro Comunale di Cagli ha accolto il terzo incontro del Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro” dal titolo “Residenze creative eDSC_7137 territorio: rapporto con gli artisti e nuovi pubblici”. Il Presidente dell’Unione Montana Alta Valle del Metauro e capofila del progetto Romina Pierantoni ha salutato i tanti operatori del settore presenti in sala, proprio sul palco del teatro: “Quando parliamo di Distretto Culturale Evoluto, evoluto sta per innovazione e l’innovazione non può prescindere dalla cultura. Anche chi amministra deve entrare nell’ordine di idee che i soldi spesi sulla cultura non sono soldi persi, ma risorse investite. Servono dunque anche politici illuminati, e qui il pensiero non può non andare all’assessore Aldo Amati che scelse di investire sui teatri. Soprattutto i giovani amministratori devono puntare sulla cultura e i suoi significati come base di una società sana. La fortuna del nostro territorio è che oltre alla bellezza che si può trovare dentro ogni teatro c’è anche un “fuori” fatto di ambiente, natura e arte”.

Alberto Alessandri, sindaco Cagli, ha portato i suoi saluti agli intervenuti partendo dalla bellezza della location scelta: “In questo teatro convivono il bello e le emozioni dell’arte. Da luoghi come questo dobbiamo partire per riflettere e rilanciare le attività culturali, qui dalla riapertura post restauro si è sempre svolta la buona pratica del teatro. Questo è un luogo propizio per la concentrazione, la creatività e il confronto, non solo con il pubblico ma con la città tutta”.

Saluti anche per Francesco Passetti, presidente dell’Unione Montana Catria e Nerone, che ha ricordato come “il teatro accomuna la valle e la pratica della residenza creativa a Cagli ha dato i suoi effetti ben oltre Cagli. La filosofia del DCE coniuga l’esperienza del sapere con l’innovazione, non solo per le attività produttive ma anche per la Cultura ed oggi, nella nostra zona dobbiamo vedere la Cultura come base di sviluppo per il territorio”.

A iniziare la scaletta degli interventi è stata Velia Papa, direttrice di InTeatro, esperienza esterna al territorio, precisamente con sede a Polverigi (AN):
“Ho avuto la fortuna di lavorare a Villa Nappi a Polverigi, una villa ristrutturata al centro di un parco. Oggi Villa Nappi e InTeatro sono un marchio a livello nazionale, ospitiamo residenze teatrali, le abbiamo chiamate “esperienze creative”, che non devono avere finalità per forza produttiva, ma possono agire sulla ricerca, con un tempo dilatato di lavoro in un luogo protetto, senza la pressione del mercato. È vero che serve il confronto con il pubblico ma per arrivare ad avere un prodotto artistico di successo serve un periodo di incubazione, generato da un clima che deve trovarsi nel territorio. Noi seguiamo gli artisti ma seguiamo anche i loro fallimenti, ci sentiamo corresponsabili, e molto spesso un progetto per avere un vero successo, deve aver avuto anche alle spalle un fallimento da cui imparare. Le residenze si modellano sullo spazio che viene dato, fare residenza in un posto è diverso da un altro e il concetto cruciale è quello di FILIERA. Va cioè costruita una strategia culturale a riguardo, dall’ideazione alla presentazione, dalla vendita al luogo di visione, e il ruolo della residenza creativa è fondamentale. Va rivendicata una politica culturale complessiva
dove rientri il radicamento dell’artista in un territorio per mettere in relazione pubblico, soggetti culturali e territorio con gli artisti”.

Intervento pieno di spunti di discussione quello di Fabio Biondi, direttore artistico de L’Arboreto – Teatro Dimora: “Mondaino, sede de L’Arboreto è storicamente un paese di confine, soggetto quindi alle invasioni e quindi da sempre abituato al meticciato, maggiormente predisposto a essere inclusivo. Nel 1996 ho visitato un parco di nove ettari, abbandonato, c’erano 9000 piante: era un centro di sperimentazione della Guardia Forestale. Ogni residenza creativa nasce su due aspetti: se vuol sperimentare quello che non esiste e se ha un rapporto col territorio. La qualità del luogo e la cultura dei paesaggi sono fondamentali, l’esperienza creativa si nutre della qualità del territorio, scambiando cultura e saperi per arricchirsi entrambi. La residenza nasce dal basso da chi nei territori ha voglia di fare, per questo serve riconoscere agli artisti il diritto di sbagliare, dare il diritto di avere tempi e spazio per provare. Quando questi elementi coesistono avviene un incontro magico: non è un pubblico di abbonati, si fa cultura per quella che è una cittadinanza, e il più grande successo è quello di avere i bambini! Prendete L’Arboreto: in un paese di 1400 abitanti, se riusciamo ad avere 80/90 persone per noi è un successo della comunità. A chi amministra dico che servono case e foresterie perché si portano gli artisti nella comunità,in mezzo alla gente. La cultura non sia la chiave per fare turismo, perché la cultura deve fare cultura.

Andreina de Tomassi è l’anima della Casa degli Artisti del Furlo: “Serve lavorare dal basso, dove c’è il seme, dall’alto non serve imporre scelte. L’esperienza della Casa degli Artisti nasce quando anni fa abbiamo comprato un casolare nel bosco e lo abbiamo sistemato, rendendolo parte del paesaggio che lo circonda e aprendoci alle proposte della creatività. Oggi facciamo corsi, mostre e Land Art.
Abbiamo pochi incontri con le istituzioni, e forse non è un male, facciamo quello che possiamo con le nostre forze”.
Elvio Moretti è un’altra delle persone che stanno dietro la Casa degli Artisti e nel suo intervento ha spiegato cos’è la Land Art: “Con Land Art si intendono i concetti di arte e territorio, va da sé che da noi il fatto di essere al Furlo è un valore. La Land Art nasce nel 1969 a Berlino in una mostra con otto artisti ed è contrazione di “landscape art”. Il paesaggio è il contenitore, l’arte è il contenuto: è un rapporto stretto ma non da confondere. Abbiamo molti strumenti oggi per migliorarci, non si può ad esempio escludere la tecnologia, per vivere il presente e mettere in relazione la propria “parte” con il tutto. Oggi con strumenti come sito internet e georeferenziazione la Casa degli Artisti esiste sul web, quindi esiste in tutto il mondo”.

Padrone di casa è Sandro Pascucci direttore del teatro che ha ospitato l’incontro.
“La regione Marche -ha spiegato Pascucci- ha la più alta densità di teatri storici, negli altri luoghi i teatri storicamente non esistevano, qui invece hanno una storia di centinaia di anni.
Questa storicità che ha il territorio ha necessariamente un valore che bisogna tenere in considerazione. Su questo storico palcoscenico si è dato vita fin dalla fine degli anni novanta, alla buona pratica delle “residenze teatrali” , proseguita fino ai giorni nostri con continuità e grandi riscontri artistici e di pubblico.
L’edificio, una classica architettura di “teatro all’italiana”, fu inaugurato la prima volta nel 1878, e funzionò continuativamente fino al 1984, quando l’attività fu sospesa per procedere al restauro funzionale e all’adeguamento dell’impiantistica alle norme di sicurezza e antincendio . L’attività fu ripresa nel maggio 1999 e prosegue a tutt’oggi. Il rapporto con la città di Cagli si è rafforzato negli anni dopo il restauro, proprio grazie al metodo delle “residenze” che hanno coinvolto non solo chi partecipa direttamente alla rappresentazione in sala, ma anche chi condivide all’esterno del teatro, i luoghi e i momenti di incontro, relazione, ospitalità”.

Le conclusioni ancora una volta sono affidate a Sabrina Pedrini, docente di Economia della Cultura presso l’Università di Bologna e membro del comitato scientifico del Distretto Culturale Evoluro “Urbino e il Montefeltro” per Camera Work: “l’idea di Distretto Culturale Evoluto nasce come idea di sviluppo del territorio ed è un’idea di un gruppo di economisti. Nasce perciò da un’analisi di quali sono i modelli di sviluppo industriali che hanno avuto successo; serve a capire quali meccanismi possono funzionare in date condizioni. A chi interessa? A pochi, a pochissimi ma è giusto così. Stesso discorso vale per le residenze creative.
È difficile da comprendere ed è faticoso, quindi sono poche le persone che se ne occupano.
Oggi si possono far crescere le conoscenze e le pratiche grazie anche agli strumenti di marketing e contaminazione ma non sempre è cosa semplice.
Il settore culturale non ha percepito cosa voglia dire aprirsi al territorio: la domanda da porsi nell’agire verso un prodotto culturale o materiale è “come cambiare?”, non è più sufficiente soltanto pensare alla qualità del contenuto. Le esperienze di chi è intervenuto parlano di realtà nate negli anni ’90, ormai sono passati 20 anni, c’è crisi, c’è riduzione dei fondi, c’è sovra-offerta di qualità, che segue un aumento di domanda ma che porta anche distorsione poiché il livello dell’offerta culturale è difficile da discriminare se non se ne hanno i mezzi adeguati. La cultura migliora la qualità della vita delle persone che vivono sul territorio, la vera sfida è capire in che modo si può co-progettare insieme qualcosa di duraturo e serio”.

Condividi
Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on Facebook0Pin on Pinterest0

Articoli correlati

I commenti sono chiusi.

« »