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Martedì 28 a Sassocorvaro Emanuele Zannini racconterà la sua innovazione con Quinoa Marche

22 aprile 2015

Bolivia-Irlanda-Marche: un triangolo che parte da lontano e quanto mai insolito. Il punto di congiunzione è Emanuele Zannini, la mente che sta dietro a Quinoa Marche.

Laureato nel 2002 in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università Politecnica delle Marche, Zannini, dal novembre 2009, lavora come Senior Research Scientist, presso la School of Food and Nutritional Sciences dell’University College Cork in Irlanda. Nel corso dei suoi studi ha conosciuto la quinoa, uno pseudocereale appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae, che trova le sue origini nei pressi del lago Titicaca nella regione andina della Bolivia. Conoscendo la sua capacità nell’adattarsi a diversi climi ed ecosistemi, Zannini ha lanciato la coltivazione della quinoa proprio nelle Marche, sue terra di origine, ottenendo un grande successo.

Emanuele Zannini sarà tra gli ospiti dell’incontro: IL BUONO E IL BELLO: INNOVAZIONE E QUALITÀ NELL’AGROALIMENTARE che si terrà a LaCotta – Località Cà Corsuccio, Mercatale di Sassocorvaro, martedì 28 alle 9,30.

Da cosa nasce l’idea di puntare su un prodotto così insolito come la quinoa?

La mia attività di ricerca e i miei studi mi hanno portato a conoscere la Quinoa, alimento importantissimo, completo e molto richiesto. Nei miei studi sui prodotti senza glutine mi sono avvicinato alla quinoa. Le sue origini sono nella zona andina, tra Bolivia e Perù, ma grazie alla sua adattabilità viene coltivata a diverse latitudine, perfino in Finlandia. Io ho creduto nella sua coltivazione nel bacino del Mediterraneo, nello specifico la valle dell’Esino, e ora è una coltivazione ben avviata.

Perché qui? Come mai proprio le Marche? Quale è stato il “plus” offerto dal territorio?

Il primo motivo è sicuramente perché essendo marchigiano conosco bene le mie zone e la loro vocazione all’agricoltura. Il secondo motivo è stato più che altro un’intuizione: la valle dell’Esino ha sofferto la chiusura dello zuccherificio, che con la barbabietola da zucchero monopolizzava le colture della zona. I contadini senza la barbabietola hanno avuto un buco nella rotazione delle colture e io ho pensato di colmarlo con la coltivazione della quinoa, che discende dalla stessa famiglia della barbabietola e rispetta quindi la rotazione dei campi e il ciclo colturale.

Coma si interfaccia la sua azienda Quinoa Marche al mondo esterno per vendere il suo prodotto e farsi conoscere?

Usiamo molto la rete: basti pensare che da quest’anno anche Amazon permette di vendere i prodotti alimentari e noi saremo sulla piattaforma con la nostra quinoa, pronti a spedire in ogni parte del mondo. Abbiamo poi la nostra grande distribuzione che per ora è incentrata sulle Marche e sul centro Italia, ma che contiamo di estendere al più presto su tutto il territorio nazionale. La nostra è anche una scelta etica: non si può seguire un mercato dove i prodotti locali hanno lo stesso prezzo di quelli importati. Non dobbiamo fare il gioco degli intermediari che tendono ad alzare i prezzi, ma degli agricoltori. I prezzi stanno levitando sui mercati mondiali: si arriva a 18 €/Kg per la granella, mentre si toccano i 29 €/Kg per la farina di quinoa. Il nostro obbiettivo è arrivare a far conoscere il prodotto a un pubblico più vasto possibile.

Martedì sarà tra i relatori del convegno di Sassocorvaro: quanto può essere utile portare queste testimonianza in territori come i nostri?

Credo che sia un’incontro importante, soprattutto perché si porta la testimonianza di un qualcosa di reale, che esiste ed è sul territorio. Nelle nostre zone si può portare un punto di vista differente da quello tradizionale legato all’agricoltura che può essere importante per aprire nuovi mercati e anche per integrare il reddito degli agricoltori rispetto alle colture.

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