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Le Quartier de la Création di Nantes fra le possibili mete di viaggio-studio del DCE

15 novembre 2013

Accanto a work shop e seminari, il progetto Urbino e il Montefeltro prevede anche un viaggio studio in una delle località (non molte, a dire il vero) segnalate come esempi europei di distretto culturale evoluto.

Nantes è sicuramente una delle città che più hanno saputo cogliere il ruolo della cultura nella rigenerazione urbana, nello sviluppo locale, nella coesione sociale, nella creazione di un’attrattiva per studenti, turisti, imprese. Le Quartier de la Création è un ex cantiere navale situato su un’isoletta completamente trasformata a partire dagli anni Novanta per poter ospitare concerti, festivals, spettacoli teatrali. Su questa iniziativa, Nantes Métropole ha investito ben 54 milioni di euro per costruire nuove infrastrutture culturali, riconvertire quelle pre-esistenti e costituire un ecosistema ideale per le imprese culturali e creative locali.

Grazie al progetto sono stati creati oltre 5600 posti di lavoro e Nantes si è trasformata in una delle principali attrazioni turistiche della Francia (visitata da 220 000 turisti nel 2011 contro 140 000 nel 2006), nonché in una realtà ideale per le imprese ma anche per le associazioni, che sono oltre 200 solo sull’isola. Oggi Nantes è partner della European Creative Industries Alliance, per cui cura un progetto pilota sulle possibili connessioni fra industria culturale e creativa e industria manifatturiera, sanità, nuove tecnologie.

Come ogni progetto ambizioso che si rispetti, anche il Quartier de la Création ha qualche punto debole: l’iniziativa, nata da una decisa volontà di promozione e investimento da parte delle istituzioni, se da una parte ha consentito la realizzazione di un progetto notevole nell’arco di pochi anni, dall’altra non ha favorito uno sviluppo spontaneo e graduale dell’area. Non mancano infatti problemi di coesione sociale, dovuti anche alla progressiva crescita della popolazione e ai conseguenti disagi nella mobilità.

Certo si tratta di un esempio “metropolitano” rispetto al nostro piccolo entroterra, ma rappresenta pur sempre un valido modello di promozione e riconversione di un territorio attraverso la cultura, pur nei suoi limiti. Particolarmente degna di nota è la promozione dell’iniziativa a livello di social media, uno degli aspetti più carenti nella gestione della cultura nel nostro territorio. Insomma, una realtà che vale la pena sbirciare qui e poi, perché no, dal vivo.

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