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La cultura come motore di sviluppo economico in grado di sollecitare lo spirito creativo e innovativo dell’imprenditoria locale

11 febbraio 2015

Riportiamo qui di seguito un estratto del contributo di Sabrina Pedrini, docente di Economia della Cultura all’Università di Bologna e nel coordinamento scientifico del progetto di informazione e comunicazione del Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro” per la Camera Work, presente nella pubblicazione Paper – Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro”: innovare con la cultura e la creatività.

L’interessante analisi può essere letta interamente scaricando la versione in pdf del Paper pubblicata nella sezione “Documenti”.

“È necessario un cambio di mentalità nell'”uso” della cultura e nella sua stessa considerazione, non più come elemento elitario o rendita da sfruttare, ma base della civiltà e principale strumento di comunicazione e scambio. In questo senso non deve essere considerata solo come elemento di attrazione turistica poiché il turismo culturale è una conseguenza dello sviluppo culturale, ma non può esserne il generatore. La creazione di valore attraverso la cultura può avvenire, in un territorio come quello del Montefeltro, non idoneo allo sviluppo di industrie culturali tradizionalmente intese, attraverso i meccanismi del distretto culturale evoluto.

Il processo della creazione di valore è molto complesso poiché i soggetti che ne vengono a far parte sono fortemente interdipendenti e per questo non permettono più di svilupparsi attraverso una sola industria (come avveniva per i distretti industriali) ma verranno favoriti i territori in grado di sviluppare sinergie (ed eccellenze) sia nei settori creativi che in quelli tecnici e soprattutto se sapranno organizzarli e metterli a sistema. Il rischio insito nell’adottare vecchi modelli di pensiero è rappresentato soprattutto dallo spreco di risorse e talenti e dal rischio di distruggere le “infrastrutture intangibili” che sono rappresentate dalle competenze individuali e collettive.

Il circolo virtuoso basato sulle competenze che potrebbero derivare da un’adozione sistematica del modello distretto culturale evoluto sono incentrate su uno dei punti deboli emersi dal territorio: quello della competenza culturale della comunità. Il territorio infatti, con la sua storia di produzioni di qualità, il suo presente di aziende di qualità che resistono, la dotazione di paesaggi e patrimonio diffuso, la presenza di un settore enogastronomico capillare e prestigioso non può perdere l’occasione di continuare a produrre qualità in nuovi settori che saranno in futuro rilevanti, e soprattutto di intercettare una domanda pagante in grado di riconoscere questa qualità. La domanda pagante, però, può anche essere costruita attraverso un circolo virtuoso che può essere innescato dall’investimento in attività culturali e creative: un’implementazione delle competenze culturali della popolazione porta con sé un miglioramento della qualità domandata dei prodotti, una domanda disponibile a pagare per il prodotto ricevuto perché in grado di riconoscerlo, questo conduce a un miglioramento nell’offerta dei prodotti stessi e quindi a un allargamento nel meccanismo di produzione e consumo di qualità.

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Dall’analisi del territorio e dai focus group sono emerse delle tendenze chiare che possiamo riportare e rielaborare in un’ottica di distretto culturale evoluto in maniera schematica, riportando i punti di forza e le loro implicazioni e i punti di debolezza con le problematiche che li seguono. Il tutto al fine di proporre alcune indicazioni, linee guida che potrebbero indirizzare interventi futuri e nuove progettualità.

I rischi collegati al mantenimento di atteggiamenti troppo conservativi e poco proattivi nei confronti dei propri punti di forza potrebbero generare effetti negativi nel tempo di gran lunga superiori rispetto all’esclusivo mantenimento dei propri punti di forza. Risulta necessario, quindi, cercare di intervenire in breve tempo su quelli che possiamo considerare i punti deboli del territorio, cercando di limitarne gli effetti negativi. Questo è possibile attraverso una serie di interventi di carattere pubblico e privato. Ne indichiamo alcuni.”

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