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“Evoluzione del gusto: prospettive per i settori agricoli e gastronomici”

30 aprile 2015

LE CONCLUSIONI DI SABRINA PEDRINI ALLA GIORNATA DEL 28 APRILE

Il compito di tirare le conclusioni è stato affidato a Sabrina Pedrini, docente di Economia della Cultura all’Università di Bologna e membro del comitato scientifico di Camera Work per il Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro”.

Pedrini ha ricordato come l’agricoltura, trattata in questo incontro, e il tessile, che sarà il filo conduttore del prossimo evento dell’8 maggio a Sant’Angelo in Vado, siano tematiche mainstream della cultura italiana. Queste, unite all’Arte di cui la nostra zona è uno scrigno inestimabile, rappresentano i campi dove le dinamiche del DCE nascono in maniera spontanea, senza bisogno di induzione esterne, ma, come hanno dimostrato le testimonianze raccolte oggi, molto spesso vengono messe in pratica direttamente dagli attori dei vari settori, a volte anche in maniera inconscia. “Mi è piaciuto quello che hanno detto i presidenti delle Unioni Montane -ha esordito Sabrina Pedrini- e cioè i concetti di “Cultura locale” intesa come storia e tradizione del territorio ma anche innovazione espresso dal presidente Romina Pierantoni, e l’idea di Michele Maiani del valore aggiunto che parte dalla territorialità. Oggi ci sono fondi comunitari e strumenti tecnologici, ora serve crederci, il successivo step deve venire dalle persone.

Nel settore birra sta succedendo come nel vino anni ’90 ma in maniera più rapida, forse più rapido di quanto fosse prevedibile. Questo ci permette di riflettere su una figura che fin qui è stata forse troppo trascurata: il consumatore.

Il pubblico non è più indistinto ma sta diventando “consumatore critico”. Sappiamo riconoscere il valore di un prodotto, ne conosciamo le proprietà e siamo disposte a pagare il prezzo della qualità se ne vale la pena. La mia sete di birra non è più superabile con una birra commerciale “standard”, oggi io consumatore sono alla ricerca di una birra dalle spiccate proprietà sensoriali e organolettiche, magari in una bottiglia dal design particolare che richiami lo spumante, e non mi importerà se il prezzo da pagare sarà superiore.

Questo mi fanno pensare le aziende che ho incontrato oggi: Quinoa Marche ci fa recuperare la filiera della barbabietola ma si muove anche verso una nuova frontiera della nutrizione. Il consumatore oggi ha più attenzione alla salute e perché no alle “mode”, vedi vegani e vegetariani”. Questo crea un nuovo mercato sempre in espansione e da colmare, è possibile, cioè, ottenere sviluppo anche scommettendo sulle nicchie di mercato. Le altre testimonianze ci ricordano che il cibo non è solo mera materia, ma ci sono emozioni che vanno ricercate nell’agroalimentare; che dobbiamo diventare “imprenditori” del territorio, investirci, per poi restituirlo a lungo termine, magari migliorato, e che il tempo è uno dei fattori fondamentali: bisogna aspettare per ottenere i risultati.

Il Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro” vuol dare gli strumenti per far capire dove stiamo andando, per capire che stiamo formando un pubblico che sa capire il valore e che oggi deve essere una priorità l’attenzione all’educazione dell’utente. Come consumatori dobbiamo saper riconoscere il valore delle cose, mediato da una cultura che non punti soltanto al leisure ma anche come input che vada a toccare, contaminandolo, tutto il settore di produzione. In ultima analisi crescere senza arte cultura e territorio è impossibile: stiamo trascurando le necessità che la cultura e le forme di arte hanno.

Impariamo a vedere il DCE non come strumento di marketing, ma impariamo anche che è necessario uno storytelling, un saper raccontarsi all’esterno mettendo sotto la luce dei riflettori tutte le nostre ricchezze.

Mai come oggi, nell’era delle comunicazioni diffuse, servono narrazioni vere da un territorio che siano sia espressione dei vari protagonismi e delle loro peculiarità sia espressione di unione e contaminazione.

 

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