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Andrea Papi, visual designer freelance: “bisogna aspirare al cambiamento”

31 gennaio 2014

Andrea Papi, “nasce ad Urbino il 4/10/85, una particolare sequenza di numeri che misteriosamente comparirà in tutte le sue password. Il mistero segnerà la sua vita, portandolo a schivare frequentemente il destino. Nato il giorno di San Francesco, patrono italiano, verrà chiamato Andrea per colpa di Francesca, sorella maggiore…[continua qui]“.

Chi è Andrea Papi?

Visual Designer, ufficialmente da 4 anni, sentimentalmente da molto di più. Attualmente indugio per almeno un altro anno sui 28 anni sperando sia un periodo longevo. Come la maggior parte dei freelance non sono costretto in un ufficio stabile, ma mi muovo rincorrendo le necessità dei progetti che seguo. Prevalentemente vivo ad Urbino, città in cui sono nato, e che ha coltivato la maggior parte della mia immaginazione. Tuttavia raramente lavoro per aziende della zona. Le mie competenze sono richieste soprattutto nelle città un po’ più dinamiche come Milano, Bologna, Roma etc. Urbino ha degli straordinari vantaggi come la qualità di vita e la possibilità di organizzazione. Venendo da città lavorative come Milano, nella quale semplicemente per spostarsi bisogna calcolare circa 30 minuti di mezzi, Urbino offre vantaggi notevoli, tuttavia, a differenza delle grandi città, ha molto poco da offrire nell’ambito della cultura contemporanea (musei; eventi; …). Per colmare queste carenze personalmente cerco di stare connesso 24 ore al giorno. Il mio problema principale è la gestione del tempo: ho una marea di progetti che vorrei sviluppare e pochissimo tempo per farlo. Non sopporto perdere tempo, a meno che “perdere tempo” non sia esattamente quello che mi sono prefissato di fare.

Di cosa ti occupi?

Il Visual Design è un settore del design un po’ incompreso e sempre confuso con la grafica. Il mio campo di lavoro comprende tutto ciò che rientra nella comunicazione visiva: dal messaggio grafico ai siti web, dalla fotografia al montaggio di un cortometraggio. Mi occupo della progettazione del messaggio, della scelta del mezzo di comunicazione e della produzione del materiale, che, in alcuni casi, richiede la collaborazione di professionalità tecniche.

Qual è la formazione necessaria per svolgere un lavoro come il tuo?

Derivo da studi classici i quali ho sfruttato ben poco avendo odiato sin dal primo momento i vocabolari di Greco e Latino. Dopo una triennale in Comunicazione Pubblicitaria, sono riuscito ad entrare al doppio master privato alla Scuola Politecnica di Design a Milano, con specializzazione in Visual Design. Quest’ultimo corso mi ha messo in relazione con molti professionisti del settore che hanno formato la maggior parte delle competenze utili nel mio mestiere.

Cosa pensi di Urbino e il Montefeltro?

Ottima qualità di vita. Pessimo humus culturale.

Hai visto lo spot che riscatta i creativi sfruttati: CoglioneNo? Tu che sei un creativo sei mai stato preso per i fondelli? Come se ne può uscire?

Ho ricevuto una marea di proposte di lavori gratuiti. I mestieri “creativi” spesso non vengono riconosciuti come lavori. In parte perché dietro molti professionisti creativi non c’è progettualità e competenza, ma semplicemente estro e fantasia, in parte perché in Italia non si è abituati a pensare che la comunicazione sia un settore importante sul quale investire. Pochi imprenditori italiani sono propensi a fidarsi di un professionista in comunicazione. Mentre ci si fida ciecamente di una consulenza ingegneristica, per quanto riguarda la comunicazione si ha l’impressione che sia un mestiere che si è in grado di svolgere da soli, quindi viene screditato arrivando alle situazioni denunciate nello spot CoglioneNo. A mio parere questa situazione è alimentata dalle stesse vittime. Basterebbe che tutti i “creativi” smettessero di accettare lavori non retribuiti o contratti poco convenienti e la nostra professionalità inizierebbe ad acquistare valore anche in Italia.

Cosa sogni per il tuo futuro?

Il mio obiettivo è di riuscire ad autosostenermi esclusivamente con progetti personali autoprodotti. In altre parole diventare un imprenditore. In parallelo non mi dispiacerebbe vincere un premio Pulitzer con un libro.

Cosa sogni per il tuo territorio?

È necessario che Urbino e il Montefeltro tornino ad essere un centro per la cultura. Bisogna evidenziare i punti di forza del nostro territorio e creare nuove attrattive sia per il pubblico residente sia per il turista. Questo non si è attuato finora non per la carenza di idee o progetti, bensì perché vengono ostacolati o non promossi.

Cosa può rappresentare il distretto culturale evoluto Urbino e il Montefeltro per il territorio? e il progetto Barco?

Una svolta. Il progetto Barco sarà in grado di far emergere i punti forza del nostro territorio, valorizzandoli e dandogli nuova vita. Il progetto è in grado di poter finalmente portare novità, cultura ed attività nel nostro territorio, valorizzando le eccellenze che oggi fuggono dal Montefeltro.

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